Dopo quasi cinque anni dall’inizio del mio impegno con i fraterni amici di TarantoViva per tentare di migliorare le faccende della nostra Taranto, debbo sinceramente ammettere che i risultati delle elezioni di ieri, e specificatamente i risultati della nostra città, hanno strappato il velo sulla quella mia inutile (adesso lo riconosco) continua presunzione di dare l’esempio per cercare di far vedere (grazie alle personali continue esperienze in diverse città europee) cosa bisognava fare per vivere meglio, per far riflettere i futuri cittadini su quanto fosse importante avere il coraggio di chiedere e pretendere da chi è preposto a decidere per la comunità che egli stesso è stato chiamato ad amministrare.
Ho avuto la sfacciataggine di collaborare ad un vademecum che invitava a tenere pulite le spiagge, di discutere con l’editore di un network di un video bellissimo per la protezione delle nostre coste, di partecipare alla realizzazione di un manifesto per sollecitare rispetto anche per chi è nostro vicino di ombrellone, di collaborare ad un libro storico sul rapporto città/industria, di andare a pulire un luogo storico ed un altro che fa parte della storia personale di tutti noi.
Stiamo parlando di Taranto, naturalmente.
Ed avevo già in cantiere per quest’estate qualcosa di ancora più importante per sollecitare quella necessità di far rispettare i propri diritti, cosa insostituibile del nostro vivere quotidiano. Una questione di dignità, insomma.
Ma i miei concittadini mi hanno aperto gli occhi e mi hanno svegliato da questa mia frenesia donchisciottesca che prendeva buona parte delle mie giornate.
Con la loro pratica maturità che deriva dal dover risolvere i problemi di tutti i giorni in una terra abbastanza “amara”, hanno capito che il loro destino ed il loro futuro è meglio che venga gestito dalle stesse persone che li hanno prima affossati nella melma e poi magari hanno appoggiato un piede sulla loro testa per spingerli un pochettino ancora più a fondo, nel caso fosse rimasto fuori il naso.
E se la nostra città ha perso la faccia davanti a tutta l’Italia, sono cose che poi passano nel dimenticatoio, tanto a Taranto si guardano in faccia tra di loro, il problema è solo di quelli che vivendo al Nord, debbono sopportare gli sguardi di compatimento da parte dei loro interlocutori, quando gli dici da dove vieni.
E la mia non è una riflessione da deluso, assolutamente questo no. E’ solamente la brevistoria di una illusione personale che non ha mai tenuto conto delle realtà del territorio.
Sicuramente i tarantini hanno ricevuto più elementi di valutazione di quanti ne abbia ricevuti io, per questo ritengo che abbiano dato la loro fiducia alle persone giuste per risolvere definitivamente o quantomeno cominciare a risolvere gli enormi problemi locali.
E’ questo mi tranquillizza e mi permette di organizzare con meno frenesia le mie giornate, tanto adesso c’è chi pensa a loro. Se il popolo dei giochi d’acqua ha deciso per il 42,2% di gradire le persone che fanno parte di quella stessa parte politica che ha portato al fallimento il nostro comune, sono contentissimo di questa decisa presa di posizione, di questa scelta forte e coraggiosa.
Finalmente possono dire di aver contribuito in prima persona alle fortune ed ai destini della loro comunità, e questa è una gran bella notizia.
Perché è evidente che adesso saranno capaci di sottoporre le loro istanze alle persone adatte a soddisfarle e se così non sarà, sicuramente troveranno il modo per sollecitare soluzioni a coloro che hanno votato.
La loro maturità nelle scelte elettorali mi rende tranquillo, perché non toccherà più ad un emigrante dannarsi per migliorare la qualità della vita e dell’ambiente nella sua città natale, ma a coloro ai quali è stata concessa la fiducia, chè il voto è una cosa seria.
A ciascuno il suo.
Eduardo