sabato 9 gennaio 2010

La più bella descrizione della mia terra



Letta su "Civiltà della tavola" – Accademia Italiana della Cucina- nr 210- Nov.2009) articolo di Graziella Belloli

......Probabilmente mitica testimonianza di questo incessante “cammino” da e per la Puglia è l’affascinante leggenda dell’origine di questo luogo, in cui si narra che l’arcangelo Gabriele, chiamato da Dio a smantellare il giardino dell’Eden dopo il peccato di Adamo, di passaggio sul lucente mare pugliese con le braccia cariche delle pietre del Paradiso, ammaliato dal suo splendore, non potesse trattenersi dall’aprirle in un gesto di ammirazione.
Tutte le pietre che egli trasportava caddero e formarono la Puglia, che da allora reca in sé la bellezza del Paradiso perduto e il germe di tutte le piante e i frutti che vi erano contenuti.
La Puglia vista come un lembo di Paradiso è propria anche degli scrittori arabi che, in seguito a varie vicissitudini, approdavano nei suoi porti.
Tra di essi, Ibn Kemal, storico che raggiunse Otranto al seguito della spedizione che assediò la città nel 1480, diceva di Otranto, e della regione in cui giace:
“La sua campagna pare, in primavera, il giardino dell’Eden. La sua notte sembra la notte della nascita di Maometto”........

leggi tutto l'articolo a : http://www.accademiaitalianacucina.it/indrivista.html

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Qualsiasi cosa accada, non dimenticare mai questo: la nostra esistenza dura pochi giorni, passa come il vento del deserto. Perciò, fin tanto che ti resterà un soffio di vita, due sono i giorni di cui non dovrai mai preoccuparti: il giorno che non è ancora venuto e quello che è trascorso…

Abu Alì el-Hosayn ibn Abdallah ibn Sina (Avicenna)
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C'è questo forte vento di tramontana
che mi fa camminare curvo,
mentre con il bavero alzato cerco di proteggermi.
La mano sinistra si appoggia sulla ringhiera del lungomare,
sulla strada per la scuola, di mattina presto.
E soltanto uno sguardo di sfuggita al broncio del mare
ed alle basse nuvole grigionere.
Purtroppo.

(Eduardo)
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Una lingua è il luogo da cui si vede il mondo e in cui si tracciano i limiti del nostro pensare e del nostro sentire.
Dalla mia lingua si vede il mare.
Dalla mia lingua se ne sente il brusio come da quella di altri si sentirà quello della foresta o il silenzio del deserto.

(Virgilio Ferreira - Portogallo. 1916-1996)
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