giovedì 27 gennaio 2011

"L'origine du monde" - Gustave Courbet (1819-1877)


Mi sto chiedendo a questo punto se non sia il caso di legalizzare la prostituzione, riaprire le case chiuse, quelle dove i potenti di turno nelle epoche passate andavano a sfogarsi, giustamente penso. Del resto come l’operaio, il travet, il commerciante…visto l’andazzo e dovendo ammettere che purtroppo esistono sempre più delle fanciulle che non si fanno scrupoli di utilizzare quello che dà il titolo al quadro di Courbet.
E’ inutile, controproducente essere ipocriti, c’è in giro un puttanaio gigantesco e sembra che tutto giri intorno al sesso e che questo condizioni le attività che dovrebbero essere sempre svolte con professionalità da funzionari, ma le cui qualità e professionalità ahimè talvolta (troppo spesso), sono direttamente proporzionali al grado di soddisfacimento e godimento carnale loro offerto.
Bisogna ammettere poi che il problema più grosso, oggi, sembra essere la mancanza di “vergogna”, perché i comportamenti diventano sempre più audaci e strafottenti ed anche se si viene colti in castagna, l’importante è negare sempre, tanto la giustizia è lenta e la gente ha quel maledetto vizio di dimenticare presto.
Negli anni 50/60 un funzionario pubblico o chicchessia, se indiziato di un reato, era costretto a cambiare quartiere o città per la vergogna che lui e la sua famiglia avrebbe sopportato. Oltre al fatto che lo trasferivano immediatamente. Adesso noi abbiamo altri problemi personali di cui occuparci, ben più gravi ed ho l’impressione che questo sia un metodo scientifico che ci propinano in maniera subdola per non farci approfondire ed indignarci.
“Cosa vuoi che gliene freghi se ho truffato la comunità con i problemi del fine mese che hanno loro?”
Questo è quello che rassicura gli odierni arroganti e sprezzanti signorotti che non sanno più cosa sia la decenza.
“Io so io..e voi non siete un cazzo”… più o meno.
Eduardo

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Qualsiasi cosa accada, non dimenticare mai questo: la nostra esistenza dura pochi giorni, passa come il vento del deserto. Perciò, fin tanto che ti resterà un soffio di vita, due sono i giorni di cui non dovrai mai preoccuparti: il giorno che non è ancora venuto e quello che è trascorso…

Abu Alì el-Hosayn ibn Abdallah ibn Sina (Avicenna)
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C'è questo forte vento di tramontana
che mi fa camminare curvo,
mentre con il bavero alzato cerco di proteggermi.
La mano sinistra si appoggia sulla ringhiera del lungomare,
sulla strada per la scuola, di mattina presto.
E soltanto uno sguardo di sfuggita al broncio del mare
ed alle basse nuvole grigionere.
Purtroppo.

(Eduardo)
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Una lingua è il luogo da cui si vede il mondo e in cui si tracciano i limiti del nostro pensare e del nostro sentire.
Dalla mia lingua si vede il mare.
Dalla mia lingua se ne sente il brusio come da quella di altri si sentirà quello della foresta o il silenzio del deserto.

(Virgilio Ferreira - Portogallo. 1916-1996)
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